La cooperativa britannica Co-op, che ha quattro milioni di soci, ha deciso di aprire nei suoi supermercati una corsia speciale: per un mese venderà a prezzo molto scontato i cibi che hanno superato la data consigliata per il consumo.

Scaffale di dispensa con scatolette, barattoli e un sacco di crocchette

«Da consumarsi preferibilmente entro» non è una scadenza

Da anni gli esperti indipendenti dell'industria alimentare denunciano l'abitudine dei produttori di scrivere su ogni confezione «Da consumarsi preferibilmente entro il…». La frase spaventa i consumatori e fa pensare che ignorare il consiglio sia pericoloso, mentre è una cosa ben diversa dalla data di scadenza, che va invece osservata con più rigore. Secondo le associazioni contro lo spreco, viene usata spesso proprio per spingere la gente a buttare cibo ancora buono e comprarne altro.

La Co-op ha deciso che i prodotti in scatola e quelli secchi, che praticamente non scadono, saranno venduti fino a un mese dopo la data indicata. È solo l'inizio: altri prodotti che non scadono mai o si conservano a lungo arriveranno presto sugli scaffali.

L'elenco dei cibi da salvare potrebbe diventare molto lungo. L'ossessione per l'igiene ci spinge a buttare prodotti che non hanno più un aspetto «fresco» ma sono perfettamente commestibili. Consideriamo nemici tutti i batteri, mentre solo una piccola parte dei microrganismi che ingeriamo è pericolosa: la maggior parte serve alla digestione, a controllare le calorie che assorbiamo e a produrre enzimi e vitamine. Un po' di crosta sul formaggio stagionato o una macchia scura su una banana non dovrebbero spaventarci.

Lo spreco in numeri

  • Nel Regno Unito si butta ogni anno una quantità record di 110 kg di cibo per abitante (109 negli Usa, 108 in Italia).
  • Nel mondo si buttano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo l'anno secondo la Institution of Mechanical Engineers; per la Fao sono circa 630 milioni, una quantità comunque impressionante.
  • Per produrre quel cibo si consuma l'acqua che scorre in un anno nel fiume Volga, si usano 1,4 miliardi di ettari di terreno e si immettono nell'atmosfera 3,3 miliardi di tonnellate di CO₂.
  • L'Italia ne spreca 20 milioni di tonnellate, per un valore di 8 miliardi di euro. Nel mondo occidentale si butta fra il 30 e il 50% del cibo prodotto: quello che finisce in pattumiera basterebbe da solo a sfamare l'Africa subsahariana.
Golden retriever seduto davanti a una ciotola piena

Cosa si può fare

La colpa è anche delle date di scadenza troppo rigide e delle promozioni che spingono a comprare cibo di cui non c'è bisogno. Le norme di conservazione complicano poi il passaggio del cibo alle associazioni che potrebbero distribuirlo ai bisognosi. In Italia una legge all'avanguardia, la «legge del Buon Samaritano», approvata nel 2003 grazie alle insistenze della Fondazione Banco Alimentare, rende più facile raccogliere cibo.

Perché le cose cambino davvero, però, tutto deve cominciare dalle famiglie, ritrovando lo spirito nato durante la seconda guerra mondiale, per cui buttare il cibo non è solo un peccato: è proprio una stupidaggine.

Fonte: La Stampa, 6 dicembre 2017, «Scaduto ma buono».